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lunedì 27 gennaio 2014

§ 046 270114 Territori Filotettetei, 2. Cirò Marina e Cirò.



Prosegue  l'esposizione degli studi del prof. G. Genovese, con le schede analitiche che riguardano i territori comunali di Cirò Marina e Cirò; rispetto al testo originale ho modificato la denominazione 'Cirò Superiore' con l'altra di 'Cirò', come ormai attestato negli atti ufficiali, pur rimanendo convinto che la definizione 'Superiore' non è peregrina o fuori luogo, essendo, tra l'altro, ancora in uso nel territorio delle due comunità ipsicronee. Ci sarebbe anche un'altra denominazione, talvolta rinvenibile, e cioè quella di 'Cirò Scalo', ma non vorrei divagare troppo... Tra l'altro, anche nel volume 'Cirò-Cirò Matina', a cura di F. Mazza, Rubbettino editore, si usa la distinzione 'Cirò Superiore' e 'Cirò Marina'. A titolo di curiosità, lo scalo ferroviario, o quello che ne rimane, pur insistendo sul territorio di Cirò Marina, si chiama soltanto 'Cirò'. La distinzione tra le due comunità mi sembra sempre più marcata, almeno in apparenza, ma solo per motivi di campanile... ormai sono lontani i tempi delle battaglie campali per il possesso dell'unica statua di San Cataldo, con tanto di baruffe, al punto che il vescovo di Crotone si vide costretto a donare un altro simulacro del Santo, pur di mettere pace tra i contendenti. Ma torniamo agli studi archeologici che ci riguardano da vicino.

Scheda analitica n° 2.
Area 2: Cirò Marina
Provincia: Crotone
Comune: Cirò Marina
Località: Taverna e altre
Riferimento IGM: F 231 III SE
Descrizione: L’attuale centro abitato si estende per circa kmq 41.60 tra la Punta Alice e la foce del torrente Lipuda con lungo sviluppo sul litorale. Cirò Marina è interessata da una forte subsidenza, in parte legata all’arretramento di tutta la costa nel litorale ionico centro-orientale calabrese, ma anche e soprattutto ad una frana, ancora da indagare geologicamente, che ha coinvolto un vasto quartiere dell'attuale centro di Cirò Marina, comprendendo al suo interno la stessa area sacra di Apollo Aleo.
Altimetria: 5-10 m slm circa
Contesto: luogo di culto, abitato, necropoli
Cronologia: VIII sec. a.C.-età medievale
Attività di ricerca proposta: survey
Premessa.
   Le indagini sul territorio appartenente al Comune di Cirò Marina sono state ovviamente condizionate dalla rilevanza dell'area archeologica di Punta Alice; tuttavia, sebbene con scoperte sporadiche e occasionali, si è potuto definire un quadro delle presenze estremamente interessante, pur se da vagliare in modo approfondito, in relazione tanto con il santuario di Apollo Aleo (scheda analitica n. 1) quanto con i nuclei di Cirò (scheda analitica n. 3)[1].
1 I dati archeologici pregressi.
   In ordine cronologico il primo rinvenimento relativo a Cirò Marina è quello citato da Giuseppe Patroni, il quale nel 1901 pubblicò su Notizie degli Scavi il ritrovamento di una tomba monumentale, in località Oliveto, e di una struttura analoga in contrada Terranova. Agli anni '20-:30 sono ascrivibili attestazioni concernenti la scoperta occasionale, in località Castello Sabatini, di antefisse della seconda metà del IV sec. a.C. In seguito, indagini compiute nel 1975 dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria portarono alla luce l’esistenza di strutture, databili al IV-III sec. a.C, e di almeno una necropoli coeva. Nel 1979, sempre la Soprintendenza aveva rinvenuto, in località Taverna, un importante scarico votivo con ceramica corinzia di importazione e coloniale, databile tra il VII ed il VI sec. a.C, e ciò fu confermato da un saggio di Juliette De La Genière nel 1982. Sempre nel 1979 Antonio Capano aveva condotto lo scavo di una necropoli in località Ceramidio, e nel 1984 ulteriori elementi erano stati forniti da scavi effettuati da Juliette De La Genière e Claudio Sabbione in località Franza-Capella, relativi alla fase insediamentale di età ellenistica nell'area in questione[2]. Nella maggioranza dei casi si è, dunque, giunti ad interventi di scavo a fini di tutela, a seguito di rinvenimenti fortuiti, analogamente a quanto accaduto anche di recente. Tra la fine del 1999 ed il 2000, infatti, a seguito di lavori da parte del Comune, si è rinvenuta, sotto la direzione di Maria Grazia Aisa, un’area sacra dedicata presumibilmente al culto di Demeter e Kore. Nello stesso anno, poi, saggi di scavo in località Castello Sabatini, hanno portato alla scoperta di una struttura produttiva, mentre in località San Gennaro, lungo la strada statale 106, dopo il bivio Cirò Marina Nord, è stata individuata una struttura suburbana di epoca brettia con fornaci[3]. Vanno, infine, segnalati i rinvenimenti fortuiti inerenti La Motta dell'Alice[4].
2. Aspetti conoscitivi per la realizzazione di una ricerca programmata sul territorio di Cirò Marina.
   Non è attualmente possibile delineare un quadro chiaro delle presenze archeologiche sull’area, a causa della frammentarietà delle evidenze, tuttavia, si può tentare sulla base dei dati noti di rilevare la presenza di elementi indicativi per la fase protostorica, riscontrabili nelle località; La Motta dell'Alice, Oliveto e Taverna, che documentano urta frequentazione perdurante nel Corso dell'età del Bronzo e della prima età del Ferro. La fase arcaica è ancor meglio attestata, poiché alle suddette località si aggiungono quelle di Castello Sabatini e Mesola San Paolo-Punta Alice. Per Taverna in particolare, nonostante il grado di indagine sia stato sin qui parziale, va evidenziato come concrete appaiano le possibilità di rinvenire impianti rurali di età arcaica, considerata la sporadica presenza di tombe, mentre il ritrovamento di ceramica votiva ha fatto ipotizzare l'esistenza di un ulteriore luogo sacro, comprovato da numerosi alabastra corinzi, coppe a filetti, crateri, vasi miniaturistici e una phiale, databili tra la seconda metà del VII ed il VI sec. a. C.[5] Nella fase classica abbiamo attestazioni provenienti da Carocello (sito di un piccolo luogo di culto campestre), da Bivio Alice, da Fondo Caparra Siciliani, méntre per là fase ellenistica l'incremento è sostanziale con Amendoleto, Franza-Capella, Spatoletto, Terranova e San Gennaro. Quest’ultima località presenta un impianto di tipo rurale con strutture murarie a secco e pietrame. Esso pare articolarsi in una decina di ambienti rettangolari di uso vario, di cui alcuni intonacati con probabile funzione di rappresentanza, mentre altri più modesti dovevano essere adibiti a vani di servizio.   Sostanzialmente si può ritenere che la parte occidentale fosse quella produttiva e di servizio, mentre quella orientale fosse la più nobile[6]. Anche la fase romana sembra prospettare una diffusa presenza di fattorie che di sovente si trasformano in villae. Questo è il caso emblematico di località San Gennaro. Al II sec. a.C. si riferiscono, inoltre, una serie di bolli laterizi greci con antroponimi oschi, rinvenuti in tutto il territorio tra Cirò Marina e Strongoli, messi in relazione con Petelia. L’area di contrada Carocello, infine, continua la sua vita sino in epoca medievale, e altri segni di presenze in età romana provengono da località poste lungo la via costiera: Trapano; Madonna di Mare, e l’area dell’Apollonion. Elementi di età romana si riscontrano anche in località Cannarò sino ad epoca medievale, e Santa Anastasia[7].

Scheda analitica n° 3.
Area 3: Cirò  
Provincia: Crotone
Comune: Cirò
Località: Cozzo Leone e altre Riferimento IGMt F. 231 III SO
Descrizione: Nella fascia presilana a N del Marchesato di Crotone, l’abitato è posto su un’altura tra le valli dei torrenti Lipuda e Santa Venere, con ampia veduta sul mare. La natura del suolo è in parte sabbiosa e in parte cretosa.
Altimetria: 351 m slm circa
Contesto: luogo di culto; necropoli; abitato Cronologia: IX sec. a.C.- età romana  
Attività di ricerca proposta:  survey
Premessa.
II territorio di Cirò rappresenta in generale uno dei cardini per la conoscenza dei rapporti di interazione fra Greci e Indigeni. La zona è particolarmente indicativa per il fatto di essere posta al confine tra le due maggiori poleis achee: Sybaris a N e Kroton a S, e pertanto appare come uno degli ambiti di maggior rilievo su cui incentrare un’indagine sistematica. L’area del Cirotano è, nel vasto e articolato comprensorio della Crotoniatide, fondamentale per comprendere l’articolazione indigena a partire dal Bronzo antico fino all’età del Ferro, ossia tutta la fase protostorica sino alla colonizzazione greca, verificatasi nell’VIII sec. a.C. Sebbene attualmente il comprensorio Cirotano sia a livello amministrativo diviso in due diversi Comuni: Cirò Marina (area 2 scheda 2) e Cirò (area 3 scheda 3) il nostro interesse è rivolto all’intera area. Lo studio dei territori dei due centri appare, infatti, complementare, significativo e imprescindibile[8].
I dati archeologici pregressi.
   Le prime indagini archeologiche sul comprensorio di Cirò furono quelle compiute da Paolo Orsi, il quale scoprì due tombe della tipologia a grotticella in località Cozzo del Santarello risalenti alla prima età del Ferro e un luogo di culto in località Cozzo Leone, con il ritrovamento di numerosi oggetti votivi. Nel 1933 fu individuato un deposito di asce votive bronzee a Cozzo Sant’Elia, databile alla prima età del Ferro. In contrada Sanguigna, sul crinale del Cozzo Sant’Elia, invece, nel 1985. a seguito di un saggio condotto da Juliette De La Genière e da Claudio Sabbione, sono stati rinvenuti i resti, presumibilmente riferibili ad un centro abitato arcaico, associato ad una necropoli nella vicina località Campo Sportivo, già sede di ritrovamenti di tombe a incinerazione e a enchytrismos, con una seriazione di materiali che dall'età del ferro giungeva al VII e VI sec. a C.[9]
Aspetti conoscitivi per la realizzazione di una ricerca programmata sul territorio di Cirò Superiore.
   Anche l'area di Cirò evidenzia una realtà antropica complessa e sinora poco o affatto sistematica; tuttavia, come per Cirò Marina, si può, sulla scorta dei dati noti, tentare di proporne una breve definizione. Per la fase protostorica, gli sporadici rinvenimenti segnalano una presenza per tutta l'età del Bronzo e l'età del Ferro a partire da Cozzo Leone, Cozzo Sant'Elia e Cozzo del Santarello. Tali aree perpetuano la loro esistenza anche nel corso della fase arcaica, a cui si aggiunge la località di Serra Sanguigna, dove è forse da identificare un centro abitato[10]. Per quanto concerne l'età arcaica l'interesse si incentra sul santuario di Cozzo Leone, sede di un luogo di culto, in un'area ricca di acque. Paolo Orsi segnalò, difatti, il ritrovamento di oggetti votivi: alcune antefisse, un mascherone gorgonico, commisti a materiale di età classica. La fase successiva attesta la continuità delle suddette località, e da Cozzo Leone provengono alcune statuette di terracotta, della seconda metà del V sec. a.C, monete di Thurii e Reghion, e una laminetta bronzea con iscrizione testamentaria, in alfabeto acheo, databile al 475 a.C, riferibile a una donazione dei propri beni, di un certo Philon, demiurgo, alla consorte Zaothyches. Juliette De La Genière attribuisce al luogo di culto di Cozzo Leone una stipe votiva contenente alcune statuette femminili, sedute con oca in grembo e patera nella mano sinistra. In epoca ellenistica l’antropizzazione diventa sempre più massiccia, e se il sito di Sant'Elia-Serra Sanguigna, persistito sino all'età classica, sembra scemare, un nucleo abitativo si accentra a Cozzo Leone. Aumentano le attestazioni di micronuclei e di necropoli con numerose tombe a camera, i cui corredi tombali si presentano di sovente cospicui e molto ricchi.



[1] Osanna 1992; Genovese 1992; Aisa 2002.

[2] De La Genière 1993, pp. 81-91.

[3] Aisa 2007, p. 153.

[4] Aisa-Tucci 2004, pp. 849-853.

[5] de la genière 1987, pp. 311-318.

[6] Genovese 1990; Genovese 2001 ; Aisa 2002.

[7] Accardo 2000.
[8] Genovese 2001; Aisa 2002.
[9] De La Genière 1987, pp. 311-318; De La Genière 1993, pp. 81-91.
[10] Genovese 2001; Tucci 2003, pp. 167-198; Aisa-Tucci, pp. 849-853

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