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domenica 26 gennaio 2014

§ 045 260114 G. Genovese e Cirò Marina: Indagini archeologiche per una carta archeologica del territorio di Filottete.



Premessa: con grande piacere mi sono imbattutto, per un fortunato caso, nelle pubblicazioni del professor Guglielmo Genovese; con la ritrosia del profano dilettante mi sono rivolto a lui per domandare il permesso di poter 'postare' questo suo studio, su questo blog senza pretese, dove mi piace annotare fatti e 'cose', genericamente intese, che riguardano il paese dal quale manco da trentacinque anni, Cirò Marina. 
Il professor Genovese, con rara disponibilità e rapidità, non solo mi ha concesso il privilegio che gli avevo richiesto, ma mi ha anche espresso il suo gradimento per questa mia iniziativa, desiderio, o quello che è... Ne sono contento, perché ritengo che la cultura sia un atto del dare, del non trattenere per se soli quanto si riesce a tesaurizzare delle proprie esperienze. La cultura è quel che resta quando si è dimenticato tutto, così mi diceva un mio vecchio insegnante... C'entra, soprattutto parlando di archeologia, cioè di uno studio della storia che ritengo ancora più difficile delle altre storie le cui fonti e documenti sono molto più facilmente reperibili e consultabili.
Il 'dossier' che presento è stato leggermente modificato dallo scrivente, ma solo nella misura e nell'intento di 'calettarlo' sulla realtà cirotana; ne consegue che la numerazione delle note e delle figure è stata adeguata alle scarse possibilità di editing del blog. Confido che il professor Genovese, al quale rinnovo i miei ringraziamenti, non me ne voglia. Fin qui la parte 'riportata' quasi integralmente, nelle prossime puntate le considerazioni sul mito, su Filottete. Intanto faccio tesoro di questa bella definizione: territori filottetei... mi piace.

Dossier
Indagini archeologiche per una carta archeologica del territorio di Filottete


        Cattedra di Archeologia e Storia dell'Arte Greca e Romana 
 Università degli Studi di Roma La Sapienza
Direttore Scientifico
Prof. Eugenio La Rocca
Responsabile Coordinatore
Prof. Guglielmo Genovese


Indagini archeologiche per una carta archeologica del territorio di Filottete.
a)      Il territorio di Filottete: il quadro geo-topografico                                                          
b)  Elementi per una premessa                                                                                        
c) Aspetti metodologici per la realizzazione di una ricerca programmata
nella Crotoniatide                                                                                                            
d) La ricerca programmata nel territorio di Filottete: modelli di indagine analitica                
SCHEDA ANALITICA N. 1 : Santuario di Punta Alice                                                  
SCHEDA ANALITICA N. 2: Cirò Marina                                                                    
SCHEDA ANALITICA N. 3: Cirò Superiore                                                                  
SCHEDA ANALITICA N. 4: Melissa
SCHEDA ANALITICA N. 5: Strongoli                                                                          
SCHEDA ANALITICA N. 6: Le Murgie di Strongoli                                                       
Figure                                                                                                                        
Bibliografia dossier                                                                                                     

Indagini archeologiche per una carta archeologica del territorio di Filottete.
A) Il territorio di Filottete: il quadro geo-topografico.
Il comprensorio filotteteo, oggetto del nostro interesse, a livello geo-topografico si può individuare nella parte più settentrionale della Crotoniatide, presso l'estremità meridionale della Sibaritide. Si tratta di un ambito archeologicamente omogeneo, posto tra il promontorio di Punta Alice e il fiume Neto. Entrambi costituiscono i confini naturali entro cui ricadono i tenitori degli attuali comuni di Cirò, di Cirò Marina, di Melissa e di Strongoli (fig. 1)


Il quadro delle conoscenze relativo alle chorai coloniali della Magna Grecia, e in particolare della Calabria, resta, tuttavia, alquanto approssimativo[1]. L'area, comunque, che a livello mitico è interessata dall'arrivo di Filottete, è nota per la presenza cospicua e ininterrotta di gruppi indigeni e italici, strutturatisi secondo modelli protourbanistici[2], com’è esemplarmente rappresentato dal caso di Le Murgie di Strongoli[3]. Sulla base dei dati sin qui evidenziati dalla ricerca precedente si è, inoltre, predisposta, seguendo un criterio geografico da nord a sud, una ripartizione del territorio per aree di indagine, contraddistinte dai numeri 1-6 (fig. 2):
Punta Alice: area 1;
Cirò Marina: area 2;
Cirò Superiore: area 3;
Torre Melissa-Melissa: area 4; 
Strongoli centro: area 5;
Strongoli Le Murgie: area 6.









B)  Elementi per una premessa.
La mia cattedra di Archeologia e Storia dell'Arte Greca e Romana, presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza, intende compiere, in concorso con la Soprintendenza Archeologica della Calabria, analisi archeologiche, secondo criteri multidisciplinari, sul comprensorio in questione, ritenuto uno dei cardini nel complesso fenomeno della colonizzazione greca in Occidente[4], e al contempo della fase successiva: la romanizzazione[5]. In base alle ricerche antecedenti sembra possibile proporre alcune linee tematiche per la comprensione degli aspetti territoriali, archeologici, storico-artistici, demo-antropici, socio-politici e culturali, che, limitatamente a quest'ambito territoriale, possono essere esaminati mediante un'azione sinergica. In previsione di un'analisi capillare, s'intende, altresì, distinguere specifici temi di ricerca, che potranno essere oggetto di tesi per le lauree specialistiche, sulle problematiche più stringenti che l'indagine archeologica farà emergere, e che potranno condurre alla realizzazione di seminari da tenere presso la suddetta cattedra, incentrati sulle seguenti questioni:
        le componenti epicorie: conio-enotrie, definite mixellenes da Paolo Orsi, presenti nel mitico territorio di Filottete (situato negli attuali comuni di Cirò, Cirò Marina e Strongoli, nelle località Le Murgie e Pianetti), i cui centri proto urbani (realtà necropolari e aree santuariali) sono in grado di attestare una presenza indigena che vive ininterrottamente dalla fase protostorica sino alla romanizzazione, interagendo e contaminandosi con moduli e forme greco-coloniali, ma mai snaturandosi negli aspetti cultuali, artistici e materiali[6].
        Le interrelazioni e gli apporti fra Greci e Indigeni che paiono maturare verso la fine del VI sec. a.C., e precisamente nel 510 a.C., ossia nel momento successivo alla distruzione di Sibari da parte di Crotone, quando compaiono i primi fermenti di una nuova strutturazione delle componenti indigeno-italiche in rapporto all'emergere di alcuni gruppi osco-sabellici (Brettioi e Loukanoi) e raffermarsi di Petelia[4].
        Le risultanze del conflitto fra componenti greche e italiche per il controllo della Magna Grecia, il contributo che a ciò diede la presenza dei diversi condottieri, sopraggiunti in Calabria, ed infine la partecipazione di alcune potenze esterne come Siracusa, Cartagine e Roma[5].
        La romanizzazione della Crotoniatide, la nascita della colonia romana di Croto e il suo declino, in relazione, anche, a quel che accade nella limitrofa area sibarita con lo sviluppo della colonia di Copia-Thuri[6].
C) Aspetti metodologici per la realizzazione di una ricerca programmata nel territorio di Filottete.
La ricerca proposta mira a ridefinire in maniera sistematica le presenze antropiche antiche del comprensorio filotteteo, e ciò può realizzarsi soltanto partendo da un’approfondita analisi del materiale pregresso che giace nei magazzini dei musei. Essenziale sarà, altresì, la realizzazione di specifiche campagne di survey, per ottenere un quadro dell'antropizzazìone del comprensorio sopra indicato, secondo modelli e formule già canonizzate dall'archeologia del paesaggio[7].
È chiaro, inoltre, che non si potrà prescindere dai basilari aspetti geologici, geomorfologici e geoarcheologici, che di recente si sono rilevati sempre più determinanti[8] sulla scorta di esplorazioni analoghe compiute in altri contesti dell'Italia meridionale[9], ma anche in quelli calabresi come la Sibaritide[10] e la Crotoniatide meridionale[11]. Slmilmente a quest'ultimo ambito[12] s'intende procedere, esaminando siti ritenuti particolarmente rappresentativi come: Punta Alice di Cirò Marina [area 1] e Le Murgie di Strongoli [area 6], oggetti delle rispettive schede analitiche nn. 1 e 6, presenti in questo dossier, allo scopo di giungere, in accordo con la Soprintendenza Archeologica della Calabria, alla pianificazione di idonee campagne di scavo a carattere stratigrafico. La combinazione di campagne di ricognizione e di scavo si prospetta nell'esclusivo intento di produrre la maggior quantità di dati possibili relativi alle prime fasi dì vita di un territorio o di un sito, alla sua frequentazione ed infine al suo declino. D’altronde, proprio questa formula combinatoria sembra poter rappresentare la strategia analitica più calzante per studiare un in modo estensivo un comprensorio complesso proprio come quello di Fiiottete.
I temi  di indagine, preliminarmente definiti al  punto A, possono ora delinearsi più propriamente come studio su;
        origine dei centri epicori ed il loro rapporto con il mito.
        Relazioni tra le diverse componenti culturali indigene insediatesi nella Crotoniatide.
        Rapporti interculturali e di interazione esistenti fra milieu indigeno-italico e componenti allogena (Greci. Fenici), con annesse problematiche (identificazione di central places: nuclei satelliti etc.) durante la fase arcaica, la fase classica e quella ellenistica.
        Sviluppo di una dialettica antropologica nei rapporti con il mondo italico, e nei rapporti economici con il mondo greco e greco-coloniale, alla luce dei dati e degli elementi cultuali (nascita, sviluppo e relazione polis, santuari extraurbani, protocentri indigeno-italici e micronuclei-fattorie)
        Riesame della realtà insediativa a seguito dell'occupazione romana, dualismo fra Petelia e Kroton. con dismissione di oppida e castella, e trasformazione di micronuclei-fattorie in villae
        Rilettura del quadro della romanizzazione
Sulla base del pregresso, essendo sicuri dell'importanza del comprensorio filotteteo e dell'indagine che si intende prospettare e condurre a termine, quest'ultima dovrà incentrarsi secondo specifiche modularità che contemplino:
        interventi conoscitivi e preliminari per una riconsiderazione dei dati provenienti da ricerche preesistenti, mediante ricognizioni topografiche o reinterpretazioni sia dei saggi di scavo che dei materiali sin qui noti.
        Mappatura o ri aggi ornamento delle evidenze archeologiche, utilizzo di cartografia pregressa, di fotografie aeree, valutazione delle problematiche geologico-ambientali, dati di archivio, fonti letterarie, fonti bibliografiche, etc.
        Nuovi interventi per la ridefinizione delle conoscenze, effettuati con l'utilizzo di sistemi di ricerca innovativi: aerofotogrammetria, rilevamento di superficie, telerilevamento, indagini di tipo diagnostico prospezioni geofìsiche, survey.
        Saggi di scavo in aree rilevanti del comprensorio in oggetto (schede analitiche nn.1; 6).


D) La ricerca programmata nel territorio di Filottete: modelli di indagine analitica.
   L'approccio globale allo studio del territorio dì Filottete dovrà compiersi secondo criteri modulari sistematici e intensivi in un congruo lasso di tempo. Considerata, d'altronde, la complessità delle problematiche, dovrà essere attuabile, nei casi di interazione culturale, l'uso di modelli analitici come ad esempio; il Peer Polity Interaction. La ricerca combinata di più metodologie dovrà fornire, altresì, un'adeguata rilevazione del quadro antropico. Determinante è, quindi, la realizzazione di una carta archeologica in cui si evidenzino le differenti periodizzazioni della vita dei centri in questione, mediante apposite carte di fase, ottimizzando la capacità di documentazione con l'impiego di sistemi informatici. D’altronde, numerose sono le università e gli enti di ricerca italiani e stranieri che si stanno interessando alle problematiche relative ai rapporti fra mondo greco-romano e mondo indigeno-italico, come: l’Università del Salento che da anni si è proposta di realizzare il censimento sistematico degli abitati indigeni dell'Italia meridionale, l'Università di Groningen che da anni esamina il sito di Francavilla Marittima nella Sibaritide, l’Università della Basilicata che ha studia le interazioni culturali fra mondo greco e milieu indigeno nella regione lucana e nell'area della Piana di Gioia Tauro, ed infine l’Università di Austin in Texas impegnata in ricerche territoriali sul Metapontino e sulla Crotoniatide meridionale. Ebbene, come è accaduto in queste esperienze, l'impiego di un sistema GIS potrà consentire la lettura e l'interpretazione globale delle dinamiche insediative su scala territoriale, determinando da un lato l'opportunità di valutare lo studio delle funzioni spaziali, e dall'altro rendendo possibile l'integrazione dei differenti livelli di analisi;
         livello archeologico
         livello geografico
         livello geologico-geomorfologico-pedologico.
   In tal senso, sarà possibile, valutando il quadro insediativo del comprensorio filotteteo, cogliere la capillarità distributiva degli abitati indigeno-italici sia rispetto alla polis di Kroton e alla colonia romana di Croto e sia in rapporto a Sybaris, a Thurii, e a Petelia, individuando la presenza di villae romanae e di luoghi di culto rurali ed extraurbani.


Scheda analitica n. 1
Area 1: Punta Alice
Provìncia: Crotone
Comune: Cirò Marina
Località: Punta Alice-Mesola San Paolo
Riferimento IGM: F. 231 III SE
Descrizione: Punta Alice è una punta sul mare, protesa a circa 700 m ad E della spiaggia
Altimetria: 10 m slm circa
Contesto: luogo di culto
Cronologia: VIII-I sec. a.C.
Attività di ricerca proposta: scavo stratigrafico
Premessa.


La località Punta Alice è nota per l'esistenza del luogo di culto, oramai concordemente riconosciuto come il santuario dedicato ad Apollo Aleo da Filottete; i resti del santuario sono stati portati alla luce da Paolo Orsi[13]. Determinante è comprendere pienamente le relazioni del santuario con le località contermini situate nel territorio di Cirò Marina [area 2] e con quelle collinari di Cirò [area 3] (fig. 5 dell’originale).
 

1. I dati archeologici pregressi.
Attestazioni storiche in merito all'area sacra e in generale al Cirotano sono state fornite da Giovan Francesco Pugliese[17]. Paolo Orsi fra il 1914 ed il 1915 tentò di definire l'area topografica in cui sarebbe sorto il santuario di Apollo Aleo, senza, però, riuscirvi, mentre fu in grado di individuare un ulteriore luogo di culto situato in località Cozzo Leone di Cirò Superiore[18]. Quando nel 1923 casualmente si rinvennero dei resti nel corso di lavori di bonifica, Paolo Orsi decise di compiere la sua unica campagna di scavo, a cavallo tra i mesi di aprile e maggio del 1924, per un totale di ventiquattro giorni, che mise in luce la gran parte degli elementi sino ad oggi nota[19]. Nel 1977, fu, invece, Dieter Mertens a effettuare alcune esplorazioni in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Calabria, la cui indagine, incentrata sugli aspetti architettonici del tempio, consentì di identificare almeno due differenti fasi costruttive: la prima tardo arcaica, risalente alla metà del VI sec. a.C., e la seconda ellenistica, databile ai primi decenni del III sec. a. C.[20] Il primo edificio sarebbe stato un eptastilo (7x15 colonne), a cella molto allungata (27x7.9 m), divisa da un colonnato centrale, senza pronao e con adyton a quattro pilastri interni (fig. 6 dell’originale), mentre il secondo, che lo avrebbe sostituito, era un ottastilo (8x19 colonne) con pteroon raddoppiato sul lato orientale (fig. 7 dell’originale). Ulteriori elementi sostanziali furono quelli provenienti da uno scavo del 1982 compiuto da parte di Juliette De La Genière che consentì di estendere la frequentazione del luogo ad un periodo coincidente con la prima metà del VII sec. a.C., e da uno realizzato nel 1985 da Roberto Spadea che sostanzialmente confermava i dati precedenti[21]. Gli ultimi saggi, nei pressi del tempio, sono stati effettuati, nel 1994 ad opera di Maria Grazia Aisa, ancora inediti, e sottolineano una continuità di frequentazione per tutto il III sec. a.C.[22].











 

2. Aspetti conoscitivi per la realizzazione di una ricerca programmata a Punta Alice di Cirò Marina.
II santuario di Punta Alice merita un'attenzione particolare nel campo delle ricerche archeologiche che mirano alla conoscenza del territorio di Filottete. Non a caso il capo su cui sorge il santuario, il Crimisa Promontorium, in antico dovette costituire il luogo più avanzato della costa tra Sibari e Crotone, rappresentando uno dei principali punti di approdo per la navigazione nel golfo di Taranto[23]. Sotto questo profilo, del resto, importanti sono le considerazioni fatte da numerosi studiosi sull'importanza del centro di culto come catalizzatore di interessi comuni tanto da parte delle componenti epicorie quanto di quelle allogene, mettendo in risalto l'apporto locale attestato dai dati materiali[24]. Assolutamente certa è l'anteriorità del culto rispetto alla costruzione del primo edificio, considerata la presenza di ceramica in quantità significativa, databile già alla prima metà del VII a.C.
   In merito alle tecniche costruttive, il tempio della fase arcaica presentava una cella con zoccolo in pietra calcarea e un alzato in mattoni crudi con peristasi lignea[25]. Il successivo edificio, invece, fu monumentalizzato: la peristasi divenne, infatti, lapidea. A livello conservativo, i maggiori elementi si hanno per quel che concerne la parte occidentale dello stilobate. La parte settentrionale e quella orientale sono parzialmente conservate, mentre di quella meridionale rimane poco o nulla. Fra gli elementi architettonici recuperati, si ritiene di poter annoverare: un frammento di sima del VI sec. a.C., un'antefissa gorgonica di fine VI, tre antefisse di cui una a testa femminile della seconda metà del IV sec. a.C., una a maschera silenica, una maschera grottesca e numerosi frammenti litici della trabeazione[26]. Riguardo alla presenza di altre strutture, la mancanza di indagini non consente di proporre al momento grandi valutazioni, tuttavia a SO dell'edificio templare furono rinvenuti già dall’Orsi resti di strutture (le cosiddette case dei sacerdoti), ancora da indagare, presumibilmente databili fra il III ed il I sec. a. C. In seguito si edificò una chiesetta bizantina[27]. In sede di analisi si deve, altresì, evidenziare come ancora non sia noto il temenos e non siano state rinvenute favisse, senza contare che un culto così importante avrebbe dovuto avere edifici a coronamento cospicui e sicuramente in numero maggiore di quanto è sinora noto.



[1] Osanna 1992; Osanna 1997, pp. 273-292; Genovese 1999; Osanna 2000. pp. 203-220; Genovese 2001, pp. 585-672.
[2] De la Genière 1993; pp. 81-91; Tucci 2003, pp. 167-197; Aisa-Tucci 2004, pp. 167-197.
[3] De La Genière-Sabbione 1983-1984, pp. 163-244; De La Genière 1991, pp. 75-116; De 

[4] Maddoli 1979, pp. 133-167; Mele 1983, pp. 9-87; Musti 1991, pp. 21-35; Giangiulio 1989, passim; Giangiulio 1991, pp. 37-53; De La Genière 1997, pp. 503-518; Genovese c.s.
[5] Cappelletti 2002; Accardo 2000; Pontrandolfo 2003, pp. 83 sgg.; Spadea 2004, pp. 505-542.

[6] Orsi 1932; Ceraudo 1994; Genovese 2001; Ceraudo 2003, pp. 351 sgg.

[7] Lombardo 1994, pp. 57-137; Costabile 1994, pp. 439-464.
[8] Musti 1994,pp. 365-399; Musti 2005; Aisa 2002,pp. 47-70.
 [9] Aisa 2002, pp. 71-73.
[10] Cambi-Terrenato 1999; Cambi 2003.
[11] Guidi 1999; Cremaschi 2000.
[12] Thompson 2000, pp. 403-421 ; Di Stefano 2000, pp. 689-706; Belvedere 2000, pp. 707-756; De Sena 2000, 756-110: Carter 2000, pp. 771-792; Quilici-Quilici Gigli 2000, pp. 793-806; Bianco 2000; pp. 807-818.
[13] Peroni et alii 1982-1984; Peroni et alii 1984a; Peroni et alii 1984b; Peroni et alii 1994; Attema-Delvigne-Van Leusen 2004, pp. 825-833; Attema 2006, pp. 522-527.
[14] Carter 1983, pp. 169-177: Carter 1990; Carter-D’Annibale 1984, pp. 546-551; Carter-D’Annibale 1993, pp. 93-99. 
[15] Ruga-Roubis-Rescigno-Fiorillo 2005, pp. 149-206.
16] Orsi, 1932.
[17] 1Pugliese 1849,  pp. 13 sgg.
[18] Orsi 1921, pp. 490-492; De La Genière 1987, pp. 312-313; Genovese 1999, pp. 70: 91-92, 144-145;
Mastronuzzi 2005.
[19] Orsi, 1932.
[20] Mertens 1983, pp. 189 sgg; Mertens 2006.
[21 De La Genière 1987, pp. 311-318.
[22] Aisa 1996, pp. 286-287.
[23] Giangiulio 1996, pp. 254-255.
[24] Massimo Osanna si è addirittura spinto ad ipotizzare una realtà esclusivamente indigena: Osanna 1992.
[25] Mertens 2006; Lippolis-Livadiotti-Rocco 2007, pp. 777 sgg.
[26] Mertens 1993, pp. 61-80.
[27] Genovese 2001.















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