sommario dei post

sabato 18 gennaio 2014

§ 041 180114 Possessivi, 'sti cirotani!

(Pagina da verificare e correggere)
Nella realizzazione della forma possessiva degli aggettivi per così dire 'più personali', il cirotano ricorre alla aggiunta della corrispondente particella possessiva in posizione enclitica rispetto al sostantivo, con le dovute eccezioni.
MIO PADRE: pàtrima (la i si deve sentire appena);
MIO FIGLIO: fìgghiuma, dove la seconda ì, atona e semivocalica, anche in questo caso si sente appena; al femminile è invece più ricorrente l'associazione con il nome proprio: MARIA FIGGHIUMA, o FIGGHIUMA MARIA. Ovviamente si può dire anche 'Petru fìgghjiuma', 'mio figlio Pietro'.
MIO FRATELLO: fràtima, MIA SORELLA : sorma, con la caduta della -a- di sora. Eccezione a questa norma è rappresentata dalla parola 'mamma', che si usa in senso assoluto, riferito a chi parla, non essendo previste le forme 'màmmima', addirittura nemmeno per 'matrigna': si dice, infatti, 'a matrìgna'. Ho parlato di 'mamma' e non di 'papà', in quanto 'mamma' non ha una forma 'alternativa', mentre accanto a 'papà' esiste anche la frma 'pàtrima'. La forma simile a 'babbo' non esiste, anzi, usarla è pericoloso, essendo un 'false friend', un 'falso amico', dal momento che 'babbu' significa 'babbeo'.

Riassumendo: in cirotano non si contempla l'uso di costruzioni come 'mio + padre', 'mia + sorella', come avviene nel 'meridionale estremo' (me' patri, ad esempio, me' suoru). Il possessivo segue sempre il sostantivo e la formazione più sopra accennata è perfettamente in linea con la regola appena proposta. Difatti, si dirà: u patr(u) mej(u), e la finale -u- dipenderà dal grado di enfasi allegato all'espressione.
   Proviamo con uno schema:


PATRIMAMIO PADREA MAMMAMIA MADRE FRATIMAMIO FRATELLO SORMA MIA SORELLA CANATIMA MIO/ A COGNATO/A
PAITTA TUO PADREMAMMITATUA MADRE FRAITTATUO FRATELLO SORTATUA SORELLA  CANATITTA TUO/A
COGNATO/A
U PATR
PATRIS (raro)
SUO PADREMAMMISA SUA MADRE U FRAT
FRATIS (raro)
 SUO FRATELLO A SORASUA SORELLA  U CANAT
A CANATA
 SUO COGNATO
SUA COGNATA

Notare in 'pàitta' e 'fràitta' la modificazione morfologica, la caduta della -r- di pater e di frater, con l'inserimento nel corpo della parola della -i- (aplologia + metafonia + armonia vocalica).
   L'accento tonico rimane sempre sulla prima sillaba, tranne che con canàt/canàta, dove l'accento cade rispettivamente sull'ultima e penultima sillaba, comunque senza spostamento di posizione dell'accento nell'aggiunta del suffisso.
E col possessivo plurale? Ecco qualche esempio dei comportamenti di questi aggettivi.


U PATRU NOST
I PATR NOSTR
 A MAMMA NOSTA
I MAMM NOSTR
 U FRATU NOST
I FRAT VOST
 A SORA NOSTA
I SOR NOST
I CANAT NOST
I CANAT NOSTR
U PATRU VOSTR
I PATR VOST
 A MAMMA VOSTA I FRAT VOSTR A SORA VOSTRA I CANAT VOSTR
 U PATRU SOIU / LOR
I PATR SOJ/ LOR
 A MAMMA SOIA / LOR
I MAMMIS/ I MAMM SOJ/ LOR
 I FRAT SOJ / LOR A SORA SOIA / LOR I CANAT SOJ / LOR
   Lo stesso avviene per NIPOTE: NIPUT/ NIPUTA,  ZIO:  ZIAN, ZIA:  ZIANA, CUGINO/A: CUGGIN / A, MARITO: MARIT, MOGLIE: MUGGHJERA.... credo che dovrò rifare la tabella!!!nipùtima (m/f)ziànima (m/f)cuggìnim (m)
cuggìnima (m/f)
marìtima (m)
mugghjièrma (f)
NOTA: il lemma rimane maschile o femminile a seconda della radice originaria e concorda quindi con essa nel genere e nel numero (maritima è beddu, mugghjerma è àvita).
   Si noti che all'interno del contesto, e quindi negli intenti dei parlanti, si ricorre ad 'espedienti' che vanno dalle differenti intonazioni alle alterazioni sintattiche, come nel caso che segue: u marìt significa il marito di lei, suo marito, inteso in un contesto prevalentemente normale, mentre si può ricorrere ad un 'u maritu sò /soj / soju ', che attesta un crescente grado di sottolineatura del dato parentale, oppure può essere indice di un intenzionale incalzare da parte dell'emittente.
   Altra notazione: il fratello, u frat, in senso assoluto, si usava nelle famiglie alquanto 'patriarcali', fino agli anni 60-70 del '900 per indicare il fratello maggiore, una specie di facente funzioni del padre. Ad esempio, u frat ha ditt ca... il fratello ha detto che... poteva significare, ricorrendone il caso, che 'il fratello maggiore ha detto che...', ma anche 'il fratello / suo fratello ha detto che...'
   Tra i gradi di parentela con annesso possessivo compare anche 'mammazzìa', oppure 'mamma zia': in genere si tratta di una zia che ha fatto da nutrice al neonato la cui madre non disponeva di sufficiente latte materno. Anche 'mammazzia' viene spesso usato, come mamma, senza ricorrere all'anteposizione dell'articolo determinativo:
andare da 'mamma zia': jir addùv mammazzìa, lo ha detto mamma zia: l'ha ditt mammazzìa.

Nessun commento:

Posta un commento