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venerdì 26 aprile 2019

§ 327 260419 L'anticalabresismo. Fonti del razzismo, in A. Mozzillo, Cronache della Calabria in guerra.

Atanasio Mozzillo, Cronache della Calabria in guerra, ESI, Napoli 1972, 3 voll.
Sempre confidando nella liberalità dei detentori dei diritti d'autore (a cancellare tutto ci vuole comunque un attimo), presenterò qui ai miei quattro lettori, che per pura concessione amicale forse leggeranno, uno dei migliori libri, tra quelli che ho potuto sfogliare, che parla di Calabria, e precisamente di quel periodo che va dal 1806 al 1811, cioè il primo lustro del cosiddetto 'decennio francese' (il nostro Pugliese, qui mai citato, lo chiamava spesso 'dell'occupazione militare'), quando i napoleonidi si spinsero fino in Calabria ad occuparla, col successivo tentativo di sottomettere -'normalizzare' diremmo forse oggi- i suoi riottosi abitatori (che è termine semanticamente diverso da 'abitanti' e che uso non a caso). Sono tre volumi, per complessive 1400 pagine circa, che compongono un'opera di grande valore, almeno secondo il mio molto 'secondarissimo' parere, apparsa nel 1972, a Napoli, per le Edizioni Scientifiche Italiane, quale secondo volume della 'Biblioteca delle Due Sicilie', con una tiratura di soli 1400 esemplari: opera quasi introvabile, e costosa, senz'altro, ma una 'miniera' di informazioni un prezzo deve pure averlo. 
Oggi vedo un fiorire, soprattutto a mezzo 'social', di ardimentosi difensori delle ragioni del Sud (che esistono, sia chiaro) che troppo spesso si fermano però agli slogan alimentati da certa fortunata pubblicistica (ho chiari certi personaggi, ma non eviterò di citarli, poiché di 'sti Spaturnati che mangiano alle spalle dei vari Rocchi non voglio nemmeno saperne. 
Studiare prescinde dagli slogan e dalle frasi fatte, dal lamento spesso immotivato così come dai tripudi sconclusionati. La storia del Sud non è ancora stata scritta, quella delle Calabrie ancora meno, e forse non lo sarà mai più, a causa della progressiva sparizione o voluta eliminazione delle prove documentali, e forse sarà una storia, se mai lo sarà, riscritta ad arte, inficiata da quella cancrena che è, verso la storia, l'accondiscendenza alla partigianeria, alla faziosità, e, nel caso della Calabria come di buona parte del meridione, segnata da quella spinta, truffaldina e odiosa, interessata a convincere le fasce sociali in condizioni più disagiate che il loro stato di sofferenza nasca dalla cattiveria altrui e da una immeritatissima malasorte. E' quello che fanno i 'padroni' da tanto tempo: infinocchiare i più deboli, la massa da accattivarsi. 
In altre occasioni, su questo blog, ho rovistato tra le notizie storiche che parlano della altrui percezione della calabresità, cioè delle radici della avversione verso gli abitatori delle terre di Calabria e verso coloro che ne provengono o ne hanno tratto origine.
Questa storia dell'avversione verso il calabrese contempla un filone lunghissimo, dà luogo ad una storia che ha mille aspetti e sfumature, che implica mille aspetti, sociologici, antropologici, economici, culturali... dai calabresi torturatori di Cristo, a Giuda che sarebbe originario di Scalea ('iscariota'!), fino ai calabresi con la coppola e il mitra, assassini, stupratori, sessualmente perversi, cancrena nazionale e mondiale con l'esportazione della ndrangheta e l'import-export della droga e delle armi, passando per la letteratura del Siglo de oro spagnolo... diciamo che non ci fanno mancare nulla: al più, a molto parziale consolazione, certo non a ristoro di tanto danno, ci viene concessa qualche pacca sulle spalle, un riconoscere che sti animali, in fondo, se adeguatamente educati, se bene indirizzati.... e vabbò! Per inciso, la discriminazione verso i calabresi non è un fenomeno che alberga solo negli animi degli altitaliani, ma degli altri italiani, direi, e, in misura più o meno pervasiva, attanaglia pure la ragione (fragile, in vero) di molti altri meridionali, isole comprese: il mulo calabrese, la testa di mulo calabrese, appaiono spesso anche nel teatro e nelle lettere della vicina Sicilia, nostra sorella per tanti versi... quasi tutti.
Vedi anche (se vuoi, venzammà Ddìj...)... ci sarebbero altri links sul blog, ma mi scoccia cercarli.








Per ora mi fermo qui, con la segreta speranza di non aver fatto cosa del tutto inutile o sgradita.
Cià, letto'...

domenica 3 febbraio 2019

§ 326 030219 I 'gheghi' in Lombroso.

Ammazza u gghjègghju e lassa u lupu (uccidi il ghego e risparmia il lupo)? A giudicare dalla disamina di Cesare Lombroso nel saggio 'In Calabria', Giannotti, Catania, 1898, si direbbe proprio di no, tutt'altro... anzi, magari al posto di quelli che noi calabresi della provincia di Crotone, con qualche sfumatura fonetica, chiamiamo gghjègghj, il Lombroso metterebbe proprio noi, chissà. Fuor di celia, Lombroso è stato un luminare nel suo campo ed è riduttivo vedere in lui un freddo giudice senza appello nei nostri confronti e dei meridionali in genere: egli stesso lo dice nella onesta premessa al saggio in oggetto. Per quel che riguarda il termine 'gghjègghju' c'è da dire che esso non è (o meglio: non era) offensivo, ma che con tale termine si indicavano, e si indicano, semplicemente i gheghi, abitanti dell'Epiro (più o meno l'attuale Albania) per distinguerli dai toschi, l'una e l'altra componente etnica separata dal fiume Drin (vado a memoria). I nostri amici, corregionali, connazionali gghjègghj li riconosciamo senza difficoltà: basta un po' d'orecchio per riconoscere la loro esse dolce intervocalica, e l'uso particolare dell'articolo determinativo (che in arbereshe, se non sbaglio, non esiste). Aggiungo che i nostri vicini arbereshe, peraltro, hanno continuato a dare buona prova di sé anche dopo il saggio del Lombroso, il quale non ha tralasciato di elencarne talune eccellenze, alle quali la Calabria e l'Italia rimangono debitrici, non ultimo e tra i più recenti il compianto professor Stefano Rodotà, o uno sconosciuto ai più Antonio Porchia, maestro di pensiero nella nostra sorella latina dell'emisfero australe per eccellenza, cioè l'Argentina.
















martedì 8 gennaio 2019

§ 324 080119 Gloria calabra: B. Telesio, p.te 3a, fine.

Con questo post si conclude la pubblicazione del volume monografico di Erminio Troilo sulla vita e l'opera del grande pensatore cosentino. Per riunire le immagini in modo da ricomporle in un file pdf -sia detto a beneficio di quelli come il sottoscritto non troppo addentro nel mondo dell'informatica - basta scaricare le singole immagini, unirle in un file word e stamparle virtualmente come pdf... oppure richiedermelo via mail: non chiedo nemmeno di essere ringraziato, anzi, mi fa piacere, purché lo si legga. Buona lettura.
















§ 323 080119 Gloria Calabra, B. Telesio, 2a parte.

Seconda puntata dell'opera di Erminio Troilo dedicata a quello che forse a tutt'oggi rimane il più importante filosofo calabrese, in buona coabitazione, in vetta ad una ipotetica classifica, con Galluppi e Campanella. Buona lettura.