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sabato 10 maggio 2014

§ 079 100514 Luigi Giglio, per Carlo Antonio de Rosa, Marchese di Villarosa.

Il sonetto di cui allo scritto precedente ('E questo chi è?') lo dobbiamo a Carlo Antonio de Rosa, Marchese di Villarosa (Napoli 1762 - ivi 1847); pur nella brevità e schematicità metrica del sonetto, il Marchese riesce a 'far dire' a Luigi Giglio alcuni degli aspetti principali della missione di cui il Cirotano si fece carico, almeno per quel che concerne la riforma del calendario, il tutto organizzando in maniera tale che non ritengo necessarie ulteriori spiegazioni. Ad evitare rilievi oziosi, rimarco che nella nota 1 al 'Sonetto' medesimo vi è un refuso, o svista, o svarione, più che evidente, cioè quell'anno di nascita fatto risalire al 1580 anziché al 1510...
E comunque, mi piace segnalare ancora le parole di Gio: Vittorio Rossi, alias Giano Nicio Eritreo:
'Hic Medicus ac Philosophus doctissimus solus perfecit, quo multi exogitarunt, pauci attigerunt, nemo persolvit'... 'Questo medico e filosofo dottissimo solo riuscì, dove molti si arrovellarono, pochi si avvicinarono, e nessuno ci colse': la traduzione è scherzosa - questo sia chiaro - a proposito del magistero liliano, e di quel 'solus' riportato con apparente indifferenza - in realtà con voluta ambiguità - dal sottoscritto. Vabbè...
  
Il capitolo relativo all'astronomo cirotano si trova nel primo dei due volumi che compongono i 'Ritratti poetici di alcuni uomini antichi e moderni del Regno di Napoli', apparsi a Naoli nel 1834, Stamperia e Cartiera del Fibreno, e possiamo desumerne che, almeno nella prima metà del XIX sec., la fama del cirotano reggeva il paragone con gli altri intellettuali più in vista del Regno di Napoli e non solo di quello, come lo stesso marchese fa dire al Giglio: 
Se plausi meritò la Bruzia gente 
Per opre eccelse de' suoi dotti figli, 
Ed i lor fasti lodansi sovente, 
Gloria le accrebbi pur co' miei consigli, 
Che Roma accolse, e mi credè valente (...)





 

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