sommario dei post

lunedì 14 ottobre 2019

§ 339 141019 L. Siciliani, 'Giovanni Fràncica', cap. IV.

Nonostante il ferreo ostracismo decretato da molti 'cirotani di terra e di mare' nei miei confronti, continuo nel mio intento, o progetto, e forse 'visione'. Non è facile destreggiarsi in mezzo ai mulini a vento o attendere la rotta in un oscuro scenario pirenaico, ma chi ama il Chisciotte o l'Orlando -quando non entrambi- non ha certo paura del giudizio non fondato su dati ma solo su amicizie e convenienze, né tampoco teme gli inciampi, le miserabili trappole tese lungo il cammino che porta alla realizzazione di una idea. Ci vuole altro, ben altro...
Capisco che la mia voce, o semplice virtuale presenza, possa dare fastidio a quanti vorrebbero ridurre la conoscenza e lo studio della cultura locale a materia essoterica, per 'amici' e 'amici degli amici', ma non posso esimermi dal continuare, senza nulla chiedere a nessuno, in assoluto silenzio e anche disdegno verso ben identificabili individui. 
Purtroppo ho redatto un vocabolario del cirotano, sostenuto e aiutato dai tanti iscritti al gruppo 'Note di dialetto cirotano', composto da centinaia di persone, tra le quali molte mi hanno significato sincera stima e affetto, pur coabitando, nel gruppo medesimo, con altri personaggi animati da intenti diametralmente opposti. La cosa incredibile è che sembra che l'apparizione del 'Repertorio lessicale della parlata di Cirò e della Marina', che risale al novembre 2017, abbia potuto dare fastidio, ed il volume essere non già accolto, ma addirittura ignorato e rifiutato come se mai fosse stato pubblicato: a me questo non interessa, non mi tocca, quello che ho fatto non era destinato, in un certo senso, al mio presente personale, ma al prossimo, a chi vorrà servirsene (non oso dire 'farne tesoro', me ne guardo bene), quale testimonianza di una forma dialettale, di un modo di parlare che ha avuto un suo senso in questi luoghi che si chiamano, attualmente, Cirò e Cirò Marina, tutto qui. Dell'arrivare a ferirmi con offese che mi giungono per interposte persone non saprei cosa dire: testimoniano di una piccolezza morale che non merita considerazione, almeno non da parte mia. Certo, fino a quando ho pubblicato mie ricerche sul lessico 'alecino' e sulla storia locale andava tutto bene, era una vera comodità, una fonte, per buona o cattiva che fosse, alla quale attingere, senza troppa fatica e senza nulla dover riconoscere allo scrivente, allora come oggi, nemmeno una citazione, della quale non saprei cosa farmene, a dire il vero. 
Comunque, basta lagna e passiamo al quarto capitolo del 'Giovanni Francica'... la strada è ancora lunga, fino alla XXIV puntata, e siamo solo alla quarta.
Ah, dimenticavo, per la crònica (cirotanamente intesa), la seconda edizione del 'Repertorio lessicale cirotano', se mi deciderò a farla pubblicare, è quasi pronta, sono solo seicento paginette fitte fitte corpo carattere 10,5... bazzecole, per il Chisciotte o per il buon Orlando.










domenica 13 ottobre 2019

§ 338 131019 L. Siciliani, 'Giovanni Francica', capitolo III.

Personaggi e interpreti del II capitolo:
Sofia Fráncica;
Sua madre, donna Filomena;
Istitutrice (di Sofia) napoletana 'grassa e pacifica';
I fratelli Pietro e Giovanni Fráncica (Sofia Francica 'dei suoi due fratelli, Pietro e Giovanni, por­tava odio ed affetto al primo, per la lunga consuetudine di vita durata con lui, ammirava ed adorava il secondo, quasi sempre lontano, senza perfettamente capirlo);
Nicodemo Nìcito;
Lucrezia, una donna attempata, che dopo essere stata molti anni al servizio dei Nìcito era passata a quello dei i Fráncica;
Don Fran­cesco Antonio Nìcito, padre di Nicodemo e indicato come 'il padrone grande';
donna Mariangela Fráncica, 'l’ultima superstite delle vecchie generazioni della famiglia, la sorella del nonno di Sofia';
don Pasquale Chiaromonte, il medico;
l’arciprete;
Donna Ottavia Serleto;
una stretta parente dei Fráncica;
Giuseppe Serleto, il parente più prossimo, discendente da un bastardo dei Fráncica;
Michele Perrotta, l’amico più intimo;
Fran­cesco Murge, un altro degli amici di Pietro;
il fattore dei Nìcito;
don Mattia Casópero.








lunedì 23 settembre 2019

§ 337 230919 L. Siciliani, Giovanni Fràncica, capitolo II, con note.

          Brevissime note: non buona sorte postuma è toccata, come spesso capita, a Luigi Siciliani, tenuto deliberatamente da parte come personalità, avendo egli ricoperto un ruolo ministeriale (fu sottosegretario) in epoca fascista, cosa della quale, in fondo, non ebbe troppo a giovarsi, poiché morì nel 1925, appena tre anni dopo l’avvento del fascismo; della sua opera si giovò, al contrario, la fortuna archeologica della Magna Grecia, dal momento che, grazie anche alle insistenze del Siciliani, Paolo Orsi ‘si convinse’ della possibilità di rinvenire il tempio di Apollo Aleo tra le maremme, i mammelloni e le colmate della bonifica nelle vicinanze di Punta Alice; per le critiche al Siciliani come poeta e narratore dirò: de gustibus; per le critiche al Nostro quale facitore di cultura mi permetto di dire: calma! Siamo di fronte ad un signore che poteva guardare negli occhi gli uomini di cultura a lui contemporanei, italiani e stranieri, senza timori reverenziali, e per quanto riguarda le traduzioni dal greco, latino, francese, inglese, tanto di cappello e di rispetto: tradurre è una operazione difficilissima, quando fatta in maniera coscienziosa e rigorosa, ed è il mezzo col quale la cultura e il sapere vengono allargati al maggior numero possibile di fruitori in altre lingue.
Si notino, nel primo capitolo, la condanna, per nulla velata, di un certo atteggiamento del ‘padroncino’ che dispone a proprio piacimento della contadina Giovanna, nonché, sempre a carico del giovane Nìcito, del disinteresse di questi per le sorti e le condizioni della Calabria e del suo decadimento, del quale il Siciliani non esita a parlare: ‘Nicodemo intanto, per niente pensoso delle sorti antiche o presenti della sua terra, lasciata la sua casa di campagna, trottava sopra un bel­lissimo baio della buona razza calabrese, verso la Marina, dove s’aspettava di conoscer l’esito di un altro suo piacevole intrigo, la cui trama egli era venuto tessendo a danno di un suo amico balordo avanzato in età’. Non so se si capisce bene che Siciliani condanna quel ceto dal quale egli stesso proviene, cosa che gli fa onore... o no? Mi fermo qui, ma ci sono ancora tanti aspetti più meno evidenti da scoprire, che avremo modo di sottolineare.
     Ora cambiamo argomento e passiamo ad un primo riepilogo dei personaggi del primo capitolo e alla pubblicazione del secondo.
Buona lettura,
Catàuru. 
 PERSONAGGI DEL PRIMO CAPITOLO, PIU’ O MENO IN ORDINE DI APPARIZIONE: nel dipanarsi del romanzo verranno aggiunte altre brevi note come promemoria per gli eventuali lettori.
                                                         *****************
Nicodemo Nìcito, il protagonista di questo primo capitolo, intrattiene una relazione con Giovanna, o meglio si giova dei di lei favori sessuali;
Giovanna, ‘contadina bruna e pienotta’, moglie di Pietro Prantera e amante, o succuba, di Nicodemo Nìcito;
Pietro Prantera, marito di Giovanna, emigrato negli USA;
Francesca Monaco, ‘portava i mmasciàti’, diremmo cirotanamente;
don Pietro Fráncica;
zu Pasquale;
Mamma e fratello di Giovanna;
don Pietro Paolo Curopati, il sindaco;
don Francescantonio Nìcito, padre di Nicodemo, ‘il padrone’, u paţrunu;
don Nicodemo Costantini, zio di Nicodemo Nìcito;
Ercole Bitetto, farmacista, esordisce con un ruolo non certo esaltante: la sua amante Carolina si concede anche a Nicodemo Nìcito;
Ca­rolina, amante contesa ma non troppo tra Nicodemo Nìcito ed Ercole Bitetto;
Madre di Carolina, e di costei avviatrice al mestiere più antico del mondo o qualcosa di simile;
Nicola, ‘marinaio’: il termine è usato nell’accezione cirotana, dove ‘marinaru’ sta per ‘pescatore’;
Cuoco di don Nicodemo Costantini, esordisce in stato di ebbrezza, per quanto apprezzato nel suo mestiere (‘Gli perdonerà, tuo zio, gli perdonerà. Un cuoco che sappia fare una bella figura, come quell’ubbriacone quando vuole, è difficile trovarlo!’);
La figlia dei Fráncica, a lei si accenna per un matrimonio da combinare con Nicodemo Nìcito.












sabato 21 settembre 2019

§ 336 210919 Luigi Siciliani, Giovanni Fràncica, cap. I. Versione grafica di Cataldo Antonio Amoruso.

Si presenta qui il testo completo del Giovanni Fràncica, romanzo di Luigi Siciliani rielaborato graficamente dal sottoscritto. Se l'opera susciterà interesse nei miei due o tre lettori -ché ormai a cinque non arrivano più- proseguirò con la pubblicazione, altrimenti e comunque... buona lettura del primo capitolo.
Cià, Catàuru.











mercoledì 7 agosto 2019

§ 333 070819 Quel che resta di tanto impegno. Mazzarò, o Mazzacirò.

'Terra mia, vièntene con me!', 'terra mia, venitìnni ccu mmìja!', dice, ormai ricco ed avaro, Mazzarò, sentendo prossima la fine. Non sono diventato né ricco né avaro, e spero che la fine, 'quella fine', abbia la bontà di attendere per un buon tratto ancora. Un'altra fine, una 'scompetura' per dirla coi miei amati poeti e scrittori napoletani del XVI secolo, mi si è invece palesata, si è fatta bisogno reale ed impellente: l'abbandono, cioè, di questo impegno (da nessuno prescrittomi) di indagare la materia 'ipsicronea' (di Cirò e della sua Marina), tramite la ricerca di tipo scolastico (e nulla più) di elementi di quella storia 'patria' che ad un certo punto mi è sembrata così lontana, o forse vicina e insepolta, ma comunque inarrivabile. Mi sono occupato, coi miei modesti mezzi intellettuali, volutamente non affinati, di un personaggio che, quanti altri mai disconosciuto e misconosciuto, tale Giovan Francesco Pugliese, aveva avuto il coraggio o l'amore di dedicare la propria opera al paese che gli diede i natali: con reiterate e prolungate interruzioni ne ho indagato il pensiero, e l'opera, per circa sette anni, poco più, poco meno... per altrettanti anni (più qualche decina precedente, in nuce) ho 'lavorato' -tutto sommato è il termine esatto- a quel 'Repertorio della parlata di Cirò e della Marina', per la cui pubblicazione mi sono sottomesso alle forche caudine di essere il primo a produrre un lavoro del genere, dal quale altri potessero attingere e 'si groliare' per giunta -ma non è certo questo un (o il) problema: occorreva che qualcuno disboscasse, o cominciasse a farlo, quella boscaglia nella quale era (ed è) avviluppata la parlata cirotana. Che poi ci fosse ben altro da dire, da indagare, da esplicitare, riguardo a quella parlata non è compito mio segnalarlo a linguisti ed etimologisti, a vocabolaristi della domenica e dei prefestivi: un po' di olio di gomiti anche per loro non guasta. Però arriva il momento di fermarsi, arriva il giorno in cui le forze ti abbandonano e allora la voglia viene meno, e come i due matti davanti al cancello del manicomio (barzelletta che non ricordo bene) decidi di non entrare o di andartene, qualcosa del genere, ma che non so ridire. Mi spiace aver coinvolto tante persone nello 'studio' del dialetto, tramite il gruppo fb che ho messo in piedi, e ora doverle non abbandonare, ma defilarmi: sapranno come e cosa fare, nessuno è indispensabile. La seconda edizione del 'Repertorio' è pronta o quasi, e tutto sommato credo non sia nemmeno paragonabile alla prima (e di questo mi sento in colpa verso i pochi acquirenti che forse qualcosa potrebbero avere da ridire). Non è un 'repertorio' o un 'lemmario': ho inteso in esso spiegare ancora di più cosa credo ci sia di diverso, o di particolare, nella parlata cirotana, paragonandola a tante altre rigorosamente non calabre; nel farlo ho escluso tassativamente la consultazione di altri vocabolari dialettali calabresi: la comparazione mirava a dimostrare altro, e così è stato, almeno credo, anzi, così sarebbe stato. Altro motivo dolente e di delusione, recata a me e purtroppo ad altri, è il non poter portare a termine l'opera storica non su Cirò o la Marina, ma su Pugliese, e di questo, ribadisco, mi dolgo, per quanto non sia ancora detta l'ultima parola: sono abituato a non contrarre debiti, figurarsi a lasciarli inestinti. Per il resto delle 'cose' non c'è problema, 'se ne vengono con me', sono solo poesiole, raccontini e altre amenità, come questo blog al quale non presto più cure: il tempo non consente, e manco il luogo, tutto sommato. 
Vale.