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domenica 2 febbraio 2014

§ 053 020214 A proposito di isole nello Ionio.

Qualche appunto su favolose isole che sembrano essere esistite al largo di Punta Alice o di Crotone.
A ben guardare, quando apparve nel canale di Sicilia, tra Sciacca e Pantelleria, l'isola battezzata 'Ferdinandea', peraltro di brevissima esistenza (giugno 1831- gennaio 1832), il governo borbonico si affrettò a prenderne possesso, ovviamente, cosa che cercarono di fare anche la Francia e l'Inghilterra, provvedendo a piazzare bandiere e navi da guerra. Parliamo del XIX secolo, ma non solo. Voglio dire che, tanto per non smentirsi, gli stati nazionali cercarono subito di far sentire forte il loro peso, mirando alla proprietà di quell'isola, con il pensiero rivolto anche ad una eventuale riemersione della Ferdinandea.
Le isole favolose di Ogigia vel Calypso e dei Dioscuri saranno esistite anche fuori dalle fantasie degli antichi abitanti della Grecia e della Magna Grecia, ma mi sembra un po' strano che non vi siano attestazioni più 'probanti' che non quelle della Geografia di Strabone (64 a. C.- 24 d.C.) o delle carte di Mercatore (1512-1594) e di Pirro Ligorio (1513-1583, tra l'altro buon falsario, oltre che grande architetto...).
Ecco cosa, quasi a titolo di curiosità, dice Vincenzo Cuoco (1770-1823) nel suo romanzo filosofico 'Platone in Italia':


«La punta estrema del promontorio Lacinio si eleva in altissimo mon­te, dalla parte del mare tagliato quasi a perpendicolo, da quella di terra di non facile accesso. Questo promontorio, il quale è una continuazione del monte Clibano, che si stende ampiamente al mezzogiorno di Crotone, forma la punta meridionale del seno Tarantino, che incomincia dal promontorio Iapigio, e la settentrionale del seno Scilletico, che finisce col promontorio di Zefirio. Crotone è alla falda settentrionale del Clibano, ventiquattro stadi lontana dal tempio. Ma alla fine di questo cammino tu ti trovi in una vastis­sima pianura, donde puoi scoprire con l'occhio il promontorio Iapigio e quello di Zefirio. Alla tua dritta è il piccolo promontorio di Cremissa, sul quale torreggia un tempio sacro ad Apollo Aleo, che tutti invocano primachè dall'ampio Ionio entrino pe' dubbii guadi degli Acrocerauni a tentare i pe­rigli di un mare più stretto o più tempestoso. Poco discosto sbocca nel mare il fiume Neeto, dove narrasi che le figlie di Laumedonte bruciassero un gior­no le navi de' Greci; ed alle sue sponde sta Clea, fondata dalle Amazzoni. Alla distanza di cinquanta, sessanta, ottanta stadi fan questi corona intorno al promontorio i tre piccoli scogli i quali, al pari di molte altre isolette, che circondano l'Italia, prendono il nome di Sirene, che li hanno una volta abi­tati. Gli abitanti del luogo attestano di uscir dal fragor delle onde, che si rompono in faccia ai medesimi, un suono or di lira, or di canto, e sempre amabile o che sia di gioia, o che sia di lamento. Più grande di questi scogli è la isoletta vicina, sacra ai Dioscuri; è più grande ancora la quinta, che chiamasi Ogigia e che rammenta Calipso alle anime tenere, ed alle anime forti e prudenti Ulisse».
Figura 1: la costa dei Dioscuri, con relative isole, secondo Pirro Ligorio, 1557.
 Figura 2: secondo Mercatore, 1589.
 Figura 3: la Magna Graecia secondo l'edizione di Lipsia, 1731, della Geografia di Strabone.

Conclusioni: come si può notare, la geografia e la cartografia erano discipline estremamente complesse e difficili... gli errori, con tutta la buona volontà e l'impegno degli studiosi dell'epoca, non potevano sopperire a cotanta mancanza di mezzi di indagine: in figura 1, ad esempio, il Promontorio o Capo dell'Alice è segnato anche come 'Lacinium' (magari questo potrebbe interessare a Francesco Vizza studioso di Giano Lacinio)... la confusione è tanta, proprio quanto la grandezza dei miti, la cui validità va ben oltre il dato transeunte di una identificazione spaziale  o temporale, anche se la proposta di figura 3 mi sembra la più verosimile, se non veritiera... Teniamoceli così, come postulati, teoremi, o anche 'fattareddi 'e l'antichi', va bene lo stesso...

6 commenti:

  1. Grazie Cataldo.
    Di sicuro il promontorio o Capo Alice era noto nel XVI secolo col nome di Lacinium. Scrive Giano Casopero nel suo Epistolae libri Duo, Bernardinus de Vitalibus, Venetiis, 1535, f. 34 bis: ”la nostra città cominciò ad ingrandirsi allorquando gl’infedeli presero ad abitare là presso le falde del promontorio, su cui era edificato il Tempio, celebratissimo allora in tutto il mondo, sacro alla Dea del Parto, Giunone Lacinia”. E ancora, nel primo viaggio che Casopero intraprende per recarsi a Padova scrive nell'ottobre 1533: " Parlerò un poco, o Cosmo, della mia navigazione, decisamente più lunga di quanto avrei sperato. Come prima cosa sono salpato dal molo di Crotone, e passando davanti al nostro agro Lacinio il giorno successivo sono stato portato a Taranto, dopo essere stato comunque sballottato da un mare bello agitato.....".
    Francesco Vizza

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    1. Grazie Francesco.
      Vediamo se ho capito... nella prima parte della tua precisazione il Capo Alice è conosciuto anche come Lacinium, e, a mio modesto parere, ispira all'alchimista Giano, di cui sei massimo studioso, l'assunzione dello pseudonimo 'Lacinio', in omaggio alla terra natìa. Il resto della lettera, però, fa riferimento alla presenza di un celeberrimo tempio dedicato alla dea del parto, ovvero quel tempio di Hera di cui rimangono le vestigia a Crotone. Infatti, nella seconda metà della tua citazione il Casopero parla di una partenza da Crotone e di un successivo passaggio davanti al 'nostro agro Lacinio', che potrebbe riferirsi, sempre secondo me, sia alla zona che circonda Capo Colonna, sia Punta Alice. In definitiva penso che le conoscenze geografiche dell'epoca fossero molto, ma molto confuse. Mi sembra, inoltre, che la coincidente denominazione Alice-Lacinio sia una ulteriore conferma di quanto tu affermi, cioè essere Giano Lacinio una 'illustrazione', ovvero una eccellenza, di Cirò.

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  2. Ciao Cataldo,
    la mia ipotesi sullo pseudonimo adottato dall'alchimista cirotano si basa appunto sul fatto che nel XVI il promontorio Lacinium corrispondeva a Capo Alice come da cartina di Pirro Ligorio e di Ignazio Danti (metà del '500). Quando Casopero nella sua lettera parla di "nostro agro Lacinio" non si riferisce alla zona che circonda Capo delle Colonne, ma ai dintorni di Punta Alice. Egli, infatti, si imbarca da Crotone e naviga verso Nord, non verso Sud. Sarebbe oltremodo illogico pensare che il suo 'Agro Lacinio' fosse quello di Crotone e non quello di Cirò. Il fatto poi che l'achimista Lacinio fosse di Cirò e non di Crotone, come alcuni erroneamente sostenevano, non lo si evince dal nome del promontorio ma da altri documenti. E' solo lo pseudonimo che potrebbe derivare dal promontorio Lacinio situato nei pressi di Cirò e non di Crotone.
    Francesco Vizza

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    1. ... mi pare che i conti tornino, Francesco,
      grazie e un caro saluto.

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  3. Grazie a te per la tua bella opera di divulgazione. Le mappe non saranno precise ma all'occorrenza aiutano. Nel nostro caso, all'ipotesi pseudonimo Lacinio dell'alchimista cirotano, aggiungono un altro tassellino importante e rafforzano un'ipotesi.
    Francesco Vizza

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    1. Grazie a te, Francesco
      anche un tentativo di disinteressata divulgazione conduce a delusioni o contrarietà, ma non importa. Il tuo riconoscimento è importante, al pari di altre attestazioni di stima che mi sono pervenute.
      Un saluto fraterno,
      Cataldo.

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