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venerdì 1 luglio 2022

§ 357 010722 Riedizione delle MEMORIE HISTORICHE DELL'ILLVSTRISSIMA, FAMOSISSIMA, E FEDELISSIMA CITTA' DI CATANZARO di V. D'Amato, p.te I.

 Inizio la trascrizione dell'opera di Vincenzo D'Amato, pubblicata a Napoli nel 1670, quindi quasi coeva a quella del Nola Molisi (1649).

CatavurAmurus.

(immagine da google rielaborata)

MEMORIE HISTORICHE DELL'ILLVSTRISSIMA, FAMOSISSIMA, E   FEDELISSIMA CITTA' DI CATANZARO

Registrate Dalla Penna Del  Signor VINCENZO D'AMATO Patrizio di detta Città

Et al Glorioso Nome dedicate della medesima sua Patria.

IN NAPOLI Per Gio: Francesco Paci

M.DC.LXX. CON LICENZA DE' SVPERIORI.

Libro Primo.

Poscia che con la sua virtù Carlo Magno la fortuna abbattè di Desiderio Rè de' Longobardi, che per più anni infestò all'Italia tentava sù le rovine della medesima Chiesa erger il tempio della Gloria al suo Nome: combattuto c'hebbe l'ardimento de' Mori nella Spagna: Posta in libertà Terra Santa da' Saraceni occupata: Assunto alla dignità Imperiale nell'Occidente da Leone Terzo Pontefice di questo Nome, aspirava con gli sponsali d'Irene lmperatrice di Costantinopoli all'assoluto comando di quell'Imperio, dall'ambitione de' passati Regnanti in due parti diviso.

Era sù la conchiusione il trattato, quando Niceforo Patritio, ò che stimasse indecenza, che la potenza tutta in un straniero si rivolgesse, ò da stimoli punto del dominare, non solo con improvisi tumulti sturbò il concerto mà imprigionando l'istessa Irene, indi esiliandola in Lesbo, si fè' da' Congiurati gridar Regnante.

Assiso appena sù l'altezza di quel Trono, dal quale havea precipitato quell'Infelice, applicò l'animo allo stabilimento di quello, con far offrire à Carlo pronto l'accordo pattuito pria con Irene, ch'era di divider nella seguente forma l'Imperio. Ch'appartenesse al dominio Greco ciò che quindi da Napoli, indi da Manfredonia scorre ver l'Oriente, & resto, che à terminar và con l'Alpi, soggetto rimanesse al Latino. Lasciando in libertà Venetia, in vano da Niceforo istesso combattuta anni doppo.

Stabilito in ciò l'accordo, parve all'afflitta Italia di respirare, stanca homai da invecchiate guerre, che fatto haveano il suo seno Campo di Marte: Mà dalla perfidia Romana, dalla malvagità de' Toschi, e Lombardi fatto della lingua privo, e de gli occhi il Santo Pontefice Leone, restituitigli poscia da quell'Immensa Mano, alla quale và giunta l'Onnipotenza; stimolata la Divina Giustitia, chiamò dall'arse contrade dell'Africa un numero così incredibil di Barbari, che quasi spaventoso Torrente da per tutto inondando, non trovò argine di ben munita Fortezza, ò riparo di franco petto, che l'arrestasse, fin che sboccato nella Metropoli dell'Universo, abbattè di quella le mura, spiantò le Case, le Chiese tutte sconfisse, quella parte degli abitanti avanzati al ferro disperse, il tutto di spavento empiendo, e d'orrore, non cessando tanta tempesta, che doppo lunghissime guerre, e gran spargimento di sangue.

Fortuna assai peggiore dell'altre parti d'Italia corse in quei tempi la Magna Grecia, che dal furor sconfitta de' Barbari, si pianse prima atterrata, che combattuta.

Questa fù quella parte della Grecia, che i Portici à suo tempo oscuro d'Athene con le famose Scuole di Pitagora, ove fin dalle parti men conosciute del Mondo á studi di Filosofia concorsero gli huomini, e delle quali fin al dì d'oggi se n'ammirano non in tutto atterrate le fabriche, e le Colonne, quali ad un Capo, che mette in mare poco da Cotrone distante donano il nome: Sì celebre per la sontuosità de' suoi Tempi, che costrinse la Fama da per tutto predicarne le maraviglie, onde fin da' paesi più remoti peregrine spinse le Genti ad ammirarne le pompe, obligando secoli doppo la penna di Solino à registrarle trà le cose più memorabili dell'Universo. Questa fù quella in arme così famosa, che all'eccidio congiurando anch'ella di Troia, solamente da Locri picciol membro del suo gran Corpo inviò à favor de' Greci 37 Navi, sussidio di non ordinarie forze in in quei tempi, sotto la condotta d'Aiace Oileo: Questa fù quella gloriosissima Regione tanto più nobił d'origine, quanto meno lascia distinguere i suoi Natali, invano da infinità d'Autori trà lor discordi con diligenza cercati, mentre nell'oscuro seno dell'Antichità gli ritrouano sepelliti. Ricca di così vaste Città, le di cui atterrate reliquie oggi con maraviglia il circuito dimostrano di trè leghe. Quella infine, che sola tra le Provincie della vastissima Greca Monarchia meritò per le sue eccellenze il nome di Grande, un repentino insulto di Barbari (ò vicende deplorabili di quà giù!) la combatte, la spianta, l'atterra, si che appena ne lascia a' posteri la memoria ne' suoi vestigij.

Dispersi gli Abitanti che alle ruine sopravissero di questa invasa Regione, quei di cuore più timidi (quasi per sepellirvisi) ne più folti recessi delle boscaglie fabricaronsi gli abituri. Altri di franco petto dalla fortezza assicurati, e da' vantaggi di alcuni posti eminenti, ove per difendersi ascesero, schermironsi dal nemico furore fandoli fronte.

Di questa fatta d'huomini intrepidi, due Capitani Cattaro, e Zaro, che con poca fortuna le mura di Paleopoli havean difeso, Città Metropoli di tutto quel paese, che dal Fiume Croci, oggi Crocchia, stendesi fin al pertinente di Locri, situata tra il fiume Crotalo, al presente Coraci, e quel di Squillace, che per lo spazio di quattromiglia (come additano le sue miserande reliquie) riguardava il Mar Ionio per fronte, stendendosi con la sua lunghezza fin al piè di quel Monte, ove oggi senz'abitanti stà situata la Rocca, cedendo alla fortuna nemica, ritirandosi da principio con molta quantità di soldati, & altri Capi di guerra con buon numero di Donne fuggitive nella sommità del Zarapotamo, che s'erge oltre la riva del fiume Crotalo à vista della Città sopradetta, il di cui nome oggi conserva ancora un'antichissima Chiesa, nell'estremo edificata del suo lembo, sotto titolo di S. Maria. Indi misurando le poche forze, con le quali mal potevano contrastare un'Esercito d'infinito numero, e vincitore, adocchiato il Monte Triavonà trè miglia da lor discosto entro Terra, gente inviaro esperta per riconoscerlo, quale celebrandolo nel ritorno di sito più vantaggioso, e capace, & alle difese più atto, allontanaronsi dal nemico, ivi con buon ordine rifuggendo.

Considerato nel loro arrivo più maturamente il luogo, non solo lo riconobbero profittevole all'imminente necessità di difendersi, ma atto à capir nella sua sommità una Città spatiosa.

Ergesi il Triavonà da Ponente per lunghezza di più di un miglio per fianco in scoscese balze, dal di cui imo al sommo stanca non vi giunge la vista. Dilatasi dalla cima alquanto distante in una breve pianura atta à capir più Borghi: Indi di nuovo sollevasi in un masso di scoglio tant'alto, che uno strale, ch’uscisse d'arco gagliardo non può giungervi in modo alcuno a far colpo. Non concede franca salita, che per un picciol viottolo industriosamente tagliato. Bagna il suo piè per tutto il fiume Massento. Dal lato di Tramontana per altretanto spatio, e nella forma dell'altro con dirupi inaccessibili si distende, nella profondità delle quali scorre il fiumicello Conaci. Ambedue le vallate così vicine, che i fiumi formano dalla parte montana, che fanno una Penisola di sole cento cinquanta braccia di latitudine, per dove con spatiosa pianura al lembo si và à congiungere del Monte Pezzano. Mostra da Mezogiorno di larghezza quafi uguale a i fianchi la fronte così elevata al Mar Ionio, che tirane la salita oggi Maestra della Città, non apre da nessuna parte altra via: Al di cui piè, che dicono della Sala, dove non giungesi dall'alto prima d'haver caminato un buon miglio, sboccando i sudetti fiumi s'uniscono con perdere il suo nome Conaci, forse per esser egli d'acque più povero, s'apre una spatiosa pianura, che dilungandosi sempre uguale lo spatio di sei miglia, và à terminare nel Mare. Dall'una, e l'altra parte di quest'ampiezza quasi ad arte formati dalla Natura si sollevano ameni Colli di ugual altezza, sul dorso de' quali (di gran diletto alla vista) oggi s'ammira un'ordine regolato d'abitationi, e di Torri, per dove li vagheggiano Possessioni, e Giardini d'amenità non ordinaria; quali sporgendosi breve tratto dall'uno, e l'altro lato delle falde delle Colline, lasciano libero il corso al fiume, dal quale vengono continuamente irrigati: La sommità poi del sopraccennato Monte in trè Colli dividesi, che dolcemente uno dall'altro staccandosi, vanno così insensibilmente crescendo, che con gradito inganno gode la vista d'una spatiosa pianura, non punto povera d'acque, mentre più Ruscelletti sorgenti (avvenga che di qualità non pregiata) da per tutto lentamente scorrendo l'irrigano. In più parti di quest'ampio seno ergeansi folte boscaglie, hora sotto il ferro cadute degli Abitanti che nel loro intrigato Vano un'orror venerabile conservando, eccitavano la follia de' Gentili alla veneratione di un'antichissimo Tempio detto del Sole, ivi posto dalla parte guarda il Ponente, consacrato poscia da' Greci al Glorioso Nome del Salvatore, sotto il qual Titolo oggi si arruola una Confraternita numerosa di pijssimi Cittadini. 



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